Stralci.

Chissà come funziona il gioco delle associazioni nella nostra mente. Ultimamente i miei neuroni ci giocano spesso. E così mi sono trovata proiettata al supermercato, una delle volte in cui abbiamo fatto la spesa insieme. Mi lasciavi fare, ma poi ridevi sotto i baffi e mi dicevi che un giorno imparerò.
“Ma che devo imparare? Guarda che ci riesco benissimo anche da sola”
“Prego, prego”
E nel frattempo, nella foga di raggiungere il reparto delle cose dolci, il carrello sbatteva sugli scaffali, travolgeva altri carrelli. Io arrossivo e chiedevo scusa, rispondevo alle occhiate con i mezzi sorrisi. Tu no. Tu ridevi e basta. Ridevi pure di come salutavo la cassiera all’uscita, o di come salutavo all’entrata di un bar. Ridevi del mio tono.
“Non ti prendono sul serio se chiedi i biglietti della metro così!”
“Ma scusa come si chiedono?”
E tu ridevi e io dentro di me ridevo del tuo modo di vedermi.
Al supermercato ti ho lasciato prendere quello che volevi e tu mi avresti comprato tutto il reparto frigo e le sue innumerevoli confezioni di kinder pinguì.
E ridevi pure per quello.
Sarà perché io ho vent’anni e tu ne hai trenta.
Sarà perché mi hai fatto conoscere la buona musica.

Ma tanto poi la busta del supermercato si è rotta all’uscita del supermercato.

I neuroni finiscono il loro gioco. Lo stralcio è finito.
Ritorno a casa mia.

market

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