Vienna, mon amour.

Stamattina ho una profonda nostalgia per Vienna. Ci sono stata a marzo, insieme ad un gruppo di ragazzi dell’università. Una settimana lontana da tutto, senza internet, senza famiglia. Parto il 23 marzo con un bel sole dall’Italia e, dopo circa tredici ore di treno arrivo a Vienna. Una Vienna coperta di neve, così bianca che faceva male agli occhi guardarla. Quelli che erano solo “compagni di corso” in pochissimo tempo sono diventati gli amici di una vita, quelli con cui arrivi a condividere il sonno, il cibo, le occhiaie di prima mattina, i tuoi momenti no e quelli decisamente sì.
Vienna sembrava una di quelle sfere di vetro da collezione; quelle che basta scuoterle per farle diventare incantate. La neve cadeva senza sosta, in un silenzio assordante che trovava il suo eco nel bianco immenso delle distese prima piene d’erba e di colori. C’era cioccolato ovunque. Conigli di finissimo cioccolato si affacciavano ad ogni vetrina. E le persone erano tutte alte, tutte sorridenti, tutte che chiedevano continuamente scusa. Quando ti urtavano in metro, quando dovevano passare, quando per sbaglio ti sfioravano.
E i castelli. Meravigliosi, imponenti, regali castelli. Come nelle favole, non a caso c’era anche il Castello di Sissi. Anche se ci hanno spiegato chiaramente che Sissi non era così amata dal popolo e che non ha vissuto questa grandissima storia d’amore con Franz.
Vienna è la città dei caffè. Hanno proprio la tradizione dei caffè, e parlo della bellissima abitudine di sedersi in questi posti a leggere giornali, a chiacchierare e a mangiare dolci. Per farvi capire meglio ci tengo a precisare che un caffè non è un semplice bar. Si tratta di una struttura antica, magnifica al suo interno, con quadri, specchi a non finire, tavolini di pregiato legno, poltrone di pelle e la sacher più buona del mondo. Credo di averne fatto indigestione. E osservare la gente seduta accanto a me è stata un’esperienza davvero particolare. Noi italiani in confronto siamo molto irrequieti, abbiamo bisogno di compagnia. E invece loro no. Possono stare per ore seduti da soli con solo i loro pensieri a far loro compagnia.
E l’ostello dove alloggiavo lasciava a desiderare, ma ne ho grandemente guadagnato in risate e buonumore. La mia camera, divisa con cinque ragazze, era un’arma batteriologica, ma è diventata subito il nostro nido.
E la ruota panoramica del Prater mi ha scaldato il cuore e gli occhi grazie alla vista mozzafiato su tutta la città. Non me lo aspettavo. Vienna è stata una piacevole sorpresa da tutti i punti di vista.
A Vienna ho pianto alla vista del Bacio di Klimt, l’originale. Quel dipinto è di una tenerezza inaudita. E solo a guardarlo ti senti avvolto in un abbraccio dorato. Ti senti amato per un po’.
Sul treno del ritorno eravamo tutti stremati, con giorni di sonno arretrato e poltrone scomode, ma con nuove consapevolezze, nuovi legami, nuovi tormentoni. Il ritorno mi ha regalato tanta cioccolata, cinque amiche che mi ritrovo giorno dopo giorno, una collezione di ricordi e la certezza che si può sempre rimanere spiazzati.
Posto anche qualche foto scattata da me, giacché ci sono.

Assaggino

Ghiaccio

Musica

Lindt

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12 commenti

Archiviato in Amici, Cibo, Racconti, Riflessioni, Treni, Uncategorized, Viaggi, Vita

12 risposte a “Vienna, mon amour.

  1. che bellezza…non ci sono mai stato, però conosco la sensazione di nostalgia per un posto che hai visitato

  2. Mai stata a Vienna, ma decisamente questo tuo post mi ha invogliato ancora di più per andarci.
    E penso proprio che seduta ad uno di quei caffè come i viennesi mi sentirei davvero a mio agio…

  3. Vienna è un mio desiderio. Non sono mai riuscito a visitarla. Per un motivo o per un altro c’era sempre un intoppo che mi imopediva di partire verso questa meravigliosa città
    Immagino che sia stata una vacanza da ricordare compresa la neve a fine marzo.

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