Toxic city.

Ieri sera ho saputo di non essere tra i nove vincitori di un concorso letterario organizzato dalla mia università. Essere tra i finalisti mi aveva dato qualche speranza e, anche se avevo cercato di non alimentarla, in un modo o nell’altro comunque ci avevo creduto. Mi è rimasta addosso una sorta di tristezza, ma più leggera. Pesante come un rifiuto, ma non così pesante da deprimermi. Una sorta di peso che sei in grado di portare, ma non per questo ti dimentichi di averlo in mano. E stamattina mi sono svegliata così. Ho raccolto le mie cose e mi sono infilata sul treno, con ancora questi pensieri addosso. Un uomo di colore si è seduto di fronte a me e abbiamo iniziato il nostro viaggio. Mi fissava negli occhi, e anche io. Pensavo così intensamente da ritrovarmi a fissarlo senza ritegno. Una delle fermate del treno è stata Aversa, e così ho pensato a tutta la questione dei rifiuti tossici. I pensieri tossici partoriscono considerazioni tossiche. E così ho pensato ai rifiuti che ci mandano, che ci prendiamo, che mangiamo, che seppelliamo, che nascondiamo. Ho pensato ai soldi, alle coscienze compromesse, ai sensi di colpa mai avuti o abilmente messi a tacere da quelli coinvolti in questa storia. Una terra malata, stanca, sporca e martoriata.
Una terra che partorisce giovani già consapevoli, giovani che imparano molto presto a dire “Via da qui”.
E negli occhi di quell’uomo di colore vedevo la sua fuga da una terra tossica. Tossica perché senza speranza per lui. E anche io, come lui, vedo la mia terra contaminata, lercia, tradita.
Lentamente muore. I cervelli se ne vanno. Lentamente moriamo se non combattiamo.
Hanno costruito case su rifiuti mortali, e io non voglio fare come loro. Non posso costruire il mio mondo su certezze malate. Io resto e spero. Io sono figlia della mia terra malata, ma non la rinnego. Io sono di qui, anche quando la vita mi porterà altrove. Io sono figlia di chi ci ha imbrogliati, ma sono anche figlia di chi si è opposto. Nella mia terra vivono tenebre e luce.
Io ho scelto di essere luce. Ogni volta che faccio sacrifici. Ogni volta che non mi sporco le mani per imbrogliare, ma me le sporco se c’è da ripulire.
Sono arrivata a destinazione. Ho ancora pensieri pesanti sulle spalle, dietro la nuca, sulle mani, tra le labbra, ma non sono più tossica. Niente più radiazioni. Niente contaminazione.
Siamo luce.

toxic

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12 commenti

Archiviato in A spasso nella mia vita, Opinioni, Racconti, Riflessioni, Treni, Vita

12 risposte a “Toxic city.

  1. Se tutti avessimo questi pensieri tutto il mondo sarebbe più “radioso”… bisogna cercare di cambiare il mondo partendo dal nostro piccolo

    Coraggio!!!

  2. Cam

    Invece ogni giorno ci spero di andare via da qui, ci spero sempre, con tanta rabbia nel cuore…

  3. Avevo il pensiero fisso alla canzone dei System of a down , ma il testo è veramente significativo. Complimenti.

  4. Dalla delusione di non essere tra i nove finalisti ai pensierialti e profondi sulle porcherie che gli uomini commettono. Si porcherie perché quando qualcuno considera la vita, l’esistenza altrui come una nullità ci si dovrebbe ribellare e impedire le loro porcherie.

  5. Non avrai vinto il premio, ma scrivi cose belle e profonde, e intelliggenti. Voi giovani siete l’unica ultima nostra speranza. I giovani che credono e combattono il male che generazioni prima vi stanno facendo scontare.

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