Senzaunfilologico.

alone

Stamattina appena ho aperto gli occhi ho visto mia nonna accanto al mio letto, in piedi, che mi dava il buongiorno. Un metro e quarantanove di saggezza avvolta in una camicetta gialla e una gonna ampia. E la sua voce era rassicurante almeno quanto quella di mio nonno che mi diceva, dalla cucina, di avermi comprato i dolci. Mi ha portato anche le barrette kinder, ricordandomi di non essere poi così cambiata da quando avevo cinque anni. Lui mi dava dolci e la nonna immaginava il mio matrimonio. “Sempre se ci sarò ancora”.
E ho sentito una fitta allo stomaco fortissima e l’ho abbracciata, scacciando i brutti pensieri. E ho pensato che ci saranno in qualsiasi caso. In un modo o nell’altro ci saranno.
Nel pomeriggio Martina mi ha ricordato cosa si prova ad avere otto anni ed un’amica del cuore con cui condividere figurine e anelli di plastica, simboli d’amicizia. E i problemi erano tutti lì, un ginocchio sbucciato, o una capriola che non ti viene. E magari i miei genitori possono pensare che i miei problemi son tutti qui, qualche questione di cuore qua e là, magari anche qualche pressione, niente di più. E dalla loro prospettiva hanno ragione. Ma a vent’anni che ne voglio sapere dei problemi veri?
Però ora, in questo istante, so che le persone sono bravissime ad organizzare, a portarti fuori. E poi mille scuse quando chiedi semplicemente di venire da te. Se una ragazza ti chiede di venire a salutarla, di sabato sera, senza andare in nessun luogo preciso, soltanto per non pensare, e ridere, e passare un’ora a cambiare stazioni radio, ti sta dicendo “non farmi restare sola”. E quest’invito è più intimo del dire semplicemente “sì” al tuo invito perfetto, organizzato e studiato. Perché se ti chiede così di portarla fuori, allora ti sta chiedendo di portarla fuori dalle sue paure. Di tirarla fuori.
E si dovrebbe sempre correre, perché nessuno dovrebbe mai sentirsi solo e spaesato. Nessuno.

11 commenti

Archiviato in A spasso nella mia vita, Amici, Riflessioni, Uncategorized, Vita

11 risposte a “Senzaunfilologico.

  1. Beh! per far contenta tua nonna che vorrebbe vederti sposata prima di chiudere gli occhi per sempre dovresti avere il cavalier servente pronto a impalmarti. Senza quello la nonna dovrebbe tentare di campare come Matusalemme.

  2. “E quest’invito è più intimo del dire semplicemente “sì” al tuo invito perfetto, organizzato e studiato.”
    Loro non lo capiranno mai.

  3. Il filo logico l’ho perso, ma l’ultima frase mi da da pensare…Mai nessuno dovrebbe restare solo, hai ragione, ma nel mondo del caos e degli urlatori, purtroppo, molti di noi lo sono.

  4. “Prendimi la macchina e tirami via da sotto al tavolo, e portami nel cinema più lontano…”
    Le tue parole mi ricordano
    o di me
    o di qualcosa che è mio

  5. Correre … alla prima avvisaglia di paura o semplicemente di bisogno dell’altro, ritengo anch’io sia importante più di ogni altra cosa. Credo fermamente che ci siano tante manifestazioni d’affetto che non hanno costo ma producono un effetto per chi li riceve che non è possibile quantificare.
    Allontana i brutti pensieri e regalati un bel sorriso. 😉
    un abbraccio

  6. Questo tuo post mi fa pensare tanto ad un mio amico….
    Oltre che a mio nonno che, lungimirante come solo i nonnini terroni a volte sanno essere, mi ha già dato il suo regalo per le mie nozze..perchè è sicuro che, vista la lentezza di questa evoluzione di coppia, non ci sarà:/

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