Titolo attualmente non disponibile.

sunflower

Stavo pensando ad un titolo da dare a questo post ma, senza giri di parole, non ne ho proprio idea. Credo succeda quando non ho un ordine preciso con cui dire quello che sto per scrivere. Amo il sabato mattina, la sensazione di pigrizia e di lentezza che mi entra nelle ossa, la sveglia finalmente muta, le lenzuola calde, il sole che filtra gentile dalle doghe senza disturbarmi.
Mi piace prendere il mio tempo per fare colazione, per gustare i Pan di Stelle, per stiracchiarmi, per sbadigliare senza ritegno, per farmi la doccia, per mettere il balsamo sui capelli, per spalmare la crema alla vaniglia, per mettere il profumo con calma, per scegliere cosa indossare, per fare una linea di eyeliner senza correre.
Mi piace scendere in strada senza una meta, solo per il gusto di assaporare la primavera, per riempirmi gli occhi di rosa, arancione e azzurro.
Ascolto la canzone di Zaz- Port Coton, e immagino cosa possa pensare la gente di me. Intendo gli estranei, chi mi guarda distrattamente per strada, in metro, in treno, su un pullman, mentre cammino, mentre mangio, mentre sorrido cambiando canzone. Mi domando se l’immagine che ho di me coincida con quella riflessa negli occhi degli altri. Quasi mai sono la stessa cosa. Forse è per questo che faccio sempre tante domande. Io ci vivrei così, con gli occhi sulle storie della gente, sui loro segni. Li guardo come se trovare loro significasse trovare me, trovare le differenze, i tratti in comune. Non so se sia sbagliato o meno, come se poi esistesse una cosa completamente giusta o completamente sbagliata. Come se non fossimo strani a modo nostro.
La verità è che alla fine di ogni giornata, pigra o frenetica che sia, con o senza sole, vorremmo solo essere rassicurati.
Ci servono i sussurri, i baci della buonanotte, le certezze. Ci serve la consapevolezza di sapere che, se vogliamo, possiamo anche essere deboli.

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15 commenti

Archiviato in A spasso nella mia vita, Opinioni, Riflessioni, Uncategorized, Vita

15 risposte a “Titolo attualmente non disponibile.

  1. Normale sabato di relax. Il titolo? non conta. Se avverte subito che sei tranquilla e serena con te stessa.

  2. Molto bello. E poi è una cosa che faccio anch’io e a vedere gli altri un po’ mi faccio la stessa domanda, un po’ non m’importa, sorrido dentro e continuo a guardare loro e il mondo.
    (È bello quando nomini una canzone e io poi me la vado a sentire e mi piace)

  3. Oh. Aiuto. Forse finisce che mentre tu lo dici io alzo il volume della musica di nascosto. Forse. Che poi non so, io parlavo soprattutto della parte anche visiva, che io non sono uno che riesce a scindere le due cose, corpo, materialità, cose dentro (anima?), immaterialità. Mi diverto un po’ a chiedermi Ma quelli che mi vedono, vedendomi, l’avvertono almeno un po’ di quello che ho dentro?
    Sembri quasi minacciosa 🙂

    • Bella domanda. L’avvertono da fuori quello che abbiamo dentro? Non lo so, a volte. Chi sa leggere. Io, minacciosa? Ma cosa dici mai! 🙂 E forse, di nascosto, forse dovresti ascoltare “high hopes” dei Kodaline. Così, per dire.

  4. Bella risposta. Chi sa leggere.
    E io li avevo già ascoltati ancora più di nascosto dopo aver letto quel tuo post (di cui ora capisco anche il titolo), ma avevo ascoltato altre canzoni. E non li conoscevo. E mi piacciono (grazie).
    (Ora mi viene da lasciarti anche io una cosa e siccome c’è una che da qualche giorno non riesco a togliermela dalla testa, ho scelto quella. Ho pure provato a rileggere il libro, ma niente. Spero mi perdonerai. http://goo.gl/GvPj70 )

  5. Oh, ma io ho detto larghi, mica alti. Che le parentesi in altezza sono illimitate. E poi io il mio sorriso iniziale, che era poco largo, un po’ timido, l’avevo fatto entrare bene dentro due parentesi (ed era alto eh, agli occhi ci arrivava e pure un po’ ai capelli). Solo che poi quando tu hai continuato a rispondere, che mi sto divertendo un sacco, secondo me siamo due tipi un po’ pignoli di quelli che si punzecchierebbero per delle ore, ecco, quando hai continuato a rispondere, più rispondevi e più si allargava, il sorriso, fino a che mi sono esplose le parentesi.

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