Sulla punta della lingua.

sullapunta

Certe domande non si fanno, si tengono sulla punta della lingua e si aspetta, in silenzio, che muoiano lì. Così non gli ho chiesto cosa gli avesse sussurrato sua mamma all’orecchio prima di ritornare a dormire.
Non gli ho chiesto perché piangesse, perché già lo sapevo.
E non mi sono nemmeno chiesta perché piangevo io, perché la risposta era scritta sui muri bianchi dell’ospedale.
Sulla pelle morbida di quella donna avvolta nei suoi mali, nei suoi affetti, in un corpo che non è più il suo. Il corpo di mamma, di moglie, di vedova, di paziente.
Certe domande muoiono allo stato embrionale, appena fecondate. Muoiono sulla punta di una lingua che cerca le labbra per inumidirle, per curare le gocce partorite da occhi stanchi.
E certe risposte semplicemente non nascono, non si formano, non hanno spazio, tempo, materiale. Restano anche loro appese al muro d’ospedale.
Ma si riscoprono i tesori dell’anima: le mani congiunte, le parole tra mamma e figlio, la forza che nasconde la sofferenza, per quanto può. Ci riscopriamo fragili quando la fragilità ci sbatte contro e vediamo qualcuno rompersi.
Ma ci riscopriamo vivi allo stesso tempo, fortunati, capaci ancora di muoverci anche se solo per nuotare a riva, sulla sabbia, lontano dal dolore.

Lontano dal dolore.

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1 Commento

Archiviato in A spasso nella mia vita, Riflessioni

Una risposta a “Sulla punta della lingua.

  1. Ma non possiamo stare lontano dal dolore, perché è stretto contatto con noi.

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