Uno strappo e una spada.

Troppo facilmente tendiamo a dare la colpa alle persone: le incolpiamo se sono causa della nostra sofferenza o se da un momento all’altro ci voltano le spalle, deludendoci.
La colpa è nostra ed è tutta una questione di spade. Mi spiego: siamo noi a dar loro una bella spada, affilata, perlescente, ben salda e pericolosa. Gliela diamo in mano concentrandoci sulle belle pietre incastonate sull’impugnatura dimenticandoci che insieme agli scintillii colorati che catturano la luce stiamo offrendo loro anche una bella lama che può sporcarsi di sangue, il nostro. Gli diamo una possibilità, e con essa accettiamo anche il rischio. Ma c’è un limite. È un limite sottile, si trova sotto l’epidermide, risponde agli stimoli del dolore quando la spada continua ad affondare.
Quando chi maneggia le parole e le armi lo fa con la stessa facilità, affondando ancora. Sotto la pelle, dove il sangue non si vede. A quel punto abbiamo la capacità, la dignità, il rispetto che dobbiamo a noi stessi in quanto esseri pensanti.
Quello è il momento in cui non mi importa quanti e quali lividi le persone vi abbiano fatto, quali cicatrici vi abbiano impresso addosso, quanto in profondità la loro spada stia andando nella vostra schiena. In quel momento voi, noi ci alziamo.
E lo dico a voi perché è il modo che ho per dirlo anche a me.
Noi ci alziamo e ce ne andiamo. Revochiamo la spada, i poteri che abbiamo dato nelle mani sbagliate. Perchè il potere delle persone sussiste solo se noi continuiamo a restare lì, inermi, senza riprenderci quello che è nostro, senza proteggere le nostre carni bruciate e nude. Pensando a disinfettare intorno alla ferita piuttosto che sradicare la spada.
È uno strappo. Un unico strappo, lacerante, sanguinolento, doloroso, truce. Un unico gesto di rispetto a noi stessi. Un unico suono che si posa sull’ultima “a” della parola “dignità”.
Siamo in piedi. Siamo soli. Ci manca un arto, soprattutto quando ci siamo abituati al dolore.
Ma siamo padroni di due gambe, un cuore, delle ferite in fase di guarigione.

Niente più pietre incastonate, e lame, e sentenze violente, piene di veleno che qualcuno ci ha sputato addosso. Noi e la nostra pelle.
Non mi importa se non senti quasi più la spada che ha attraversato il punto sotto l’epidermide. Contrai i muscoli e dai il tuo strappo. Abbiamo bisogno di gente in piedi.

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7 commenti

Archiviato in A spasso nella mia vita, Riflessioni

7 risposte a “Uno strappo e una spada.

  1. Una riflessione sul fatto che spesso noi siamo la causa dei nostri mali e delle nostre sofferenze.
    Riflessione da condividere,e che ci deve spronare a migliorare.
    Felice pomeriggio

  2. Sei sempre una guerriera bellissima, sappilo.

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