Push it to the limits.

uni

Ormai devo prendere atto di una mia disposizione d’animo, una condizione imprescindibile del mio essere, un’affermazione che mi piacerebbe smentire, ma puntualmente me la ritrovo tra i piedi, ci inciampo dentro e alla fine mi ritrovo ad accarezzarla e ad annuire, rassegnata:non mi piacciono le cose semplici.
E così mi sono iscritta all’Università qui a Lisbona. Senza pensare neanche per un attimo a lasciare il lavoro.
Semplicemente pensando che ventiquattro ore in una giornata sono sufficienti per lavorare, studiare, cucinare, pulire, vivere e rilassarsi.
E con questa convinzione che soffocava tutte le mie ansie, tutti quei pensieri uccisi prima che prendessero forma, ho iniziato a seguire le prime lezioni. Una dei pochi pesci fuor d’acqua in una classe in cui tutti si conoscono. L’unica ad arrancare, a cercare di capire chi, come, dove, quando.
Ma, come ho imparato, i miei più grandi amori hanno avuto inizi difficili, c’è sempre una grande confusione intorno alle cose che mi appassionano. Ci sono giorni passati a leggere dispense, appunti, a fare ricerche, a leggere libri in tempi strettissimi solo perché tutto il resto della classe già sa, già ha studiato, già, già, già.
E tu sei la voce fuori dal coro, quella che è arrivata tardi. Quella che poi si ritrova con le lacrime agli occhi nel silenzio delle lenzuola e del cuscino.
E passo sei giorni tra sveglie malvagie, impietose, sveglie che godono del loro suono sgradevole, e scadenze che accorciano i tempi, mi accorciano il respiro. Sabato mattina in un’aula. Noi ed un proiettore, gli occhiali inforcati sul naso e gli occhi ridotti a due fessure.
Pensa, pensa, pensa.
E non ho ancora capito come nuotare fluidamente, per ora cerco di galleggiare, di non bere troppa acqua salata. Cerco un posticino. Perché, proprio quando ne avevo trovato uno, ho deciso di lanciarmi nell’Oceano di nuovo.
Non conosco i miei limiti, pensavo il limite fosse già adattarsi ad una nuova vita, e invece ho scoperto che si può aggiungere dell’altro. Correre un po’ di più.
Se mai la mia vita avesse dei capitoli titolati questo si chiamerebbe sicuramente “Push it to the limits”.
Mi sento come quando da piccola saltavo la corda. Solo che il ritmo non è più nelle mie mani.

Ci sono due opzioni: una rovinosa caduta o un’indipendente, fiera, maestosa, impavida vittoria.
Testa o croce?

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12 commenti

Archiviato in A spasso nella mia vita, Università, Vita

12 risposte a “Push it to the limits.

  1. Sicuramente la seconda opzione 😀 Fanno paura i nuovi inizi…ma se hai il coraggio di avere una statuetta di Freud sulla scrivania, direi che puoi farcela tranquillamente a superare il resto 😀

  2. Io tifo per combattere i propri limiti! Se te la senti, e questa sfida ti appassiona anche se a volte sarà faticosa, buttati! Conoscerai nuove persone, imparerai tantissime cose, è una porta che si apre su un nuovo mondo…come ignorarla! In bocca al lupo 🙂

  3. ops, in effetti avevo dei dubbi sull’attendibilità della foto XD può darsi che avrai bisogno di uno psicoterapeuta…o magari questo è soooolo l’inizio un po’ difficile di una meravigliosa esperienza *_* (studiare all’estero lo è *_*)
    In bocca al lupo ;D

  4. Testa o crece? Non so a cosa si riferiscano la testa e la croce e preferisco le parole. Fanno male a volte ma sono di stimolo: VITTORIA.
    Vuoi perdere la sfida? Giammai! E allora pedala, pedala perché il traguardo ti deve vedere vincitrice.
    Dunque il silenzio è legato all’università. Che studi di Bello?

  5. Come diceva un mio ex collega, quando sei abituato a lavorare 15 ore al giorno, la volta che ne fai 8 è part time.
    Io stranamente ho imparato a gestirmi molto meglio quando studiavo e lavoravo rispetto a quando studiavo e basta 🙂

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