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It’s a very very mad world.

happy

Qualche giorno fa mi è capitato di avere una conversazione davvero spiacevole con una persona adulta. Parlo di spiacevole nel senso proprio di triste, una conversazione che mi ha fatta davvero dispiacere. Si parlava di lavoro e di futuro in questa Italia che non si prospetta così benevola verso i sogni di noi giovani. E così questa persona mi ha detto che ormai se vuoi davvero fare qualcosa devi cercare qualcuno che conta, qualcuno che ti può aprire le porte. Ovviamente queste persone che credono di avere lo scettro e il potere sulle nostre povere vite hanno un costo. Il costo è espresso in buste e bustarelle sotto banco.
Ma chiamiamo le cose con il loro nome, ché tanto lo schifo non si offende se lo chiami per nome: si chiama corruzione, è inutile minimizzare. Accettare soldi sotto banco per offrire servizi o posti di lavoro che spetterebbero a persone competenti si chiama corruzione. Ma se chiediamo in giro salta fuori che è tutto un tacito accordo, si fa per quieto vivere ormai. E intanto noi affondiamo sentendoci quasi giustificati, perché lo fanno i capi, perché non dovrebbe farlo la povera gente?
Se questo mi ha fatto dispiacere in realtà il vero colpo di grazia è stato lo sguardo rassegnato e un po’ arrogante di chi, alla fine del discorso, mi ha detto:
“ma qua funziona così, non lo sai? A vent’anni vi credete dei leoni, come se poteste cambiare le regole. Il mondo va così, o resti o te ne vai”.

Il mondo gira al contrario e ci dicono che siamo noi ad andare contromano.

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Napoli è.

napoli

Napoli è l’odore di incenso nei vicoli stretti, quelli dove le persone accalcate e avvolte nei loro pensieri si scambiano sempre qualche parola. C’è sempre qualcosa di cui parlare. Napoli è l’odore della sfogliatella al bar, lo stesso bar dove tutti i giorni lo stesso cameriere ti saluta. Napoli è un pezzo di famiglia, per me.
Napoli sono i panni stesi a grossi fili che vanno da un palazzo all’altro. Napoli è il mercato della frutta e della verdura dove un signore mi regalò una pesca.
Napoli sono i motorini che si infilano dappertutto, che ti sfiorano per poi trovarci sopra qualcuno che, in un modo o nell’altro, conosci. Napoli sono tutti i miei ricordi, le metropolitane prese di corsa, le corse sui sanpietrini sconnessi. Per me Napoli è il sorriso di una vecchina che mi diceva “Bambola ti serve qualcosa?” o i discorsi gentili di uno sconosciuto alla rosticceria.
“Un pezzo di margherita, grazie”
“Stai correndo di nuovo all’università? Ma quando finite voi studenti?”
“Eh, ci vuole ancora un po’”
“Stai attenta ora che attraversi!”
“Buona giornata!”
Napoli è il mio zucchero nelle giornate amare.
Sì, Napoli è.

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Granite e chiacchiere.

friends

Oggi pomeriggio ho visto un mio caro amico che vive a Bruxelles e che da poco è tornato da un soggiorno-studio a Taiwan. Insieme con altre amiche abbiamo giocato al gioco più ansiogeno della storia: Jungle Speed. Non ne avevo mai sentito parlare, infatti credo che non esista neppure in Italia. Se avete voglia e tempo cercate un po’ in cosa consiste su internet perché creerei solo confusione a spiegare le regole. L’unica cosa che posso dirvi è che crea dipendenza e ansia. Eravamo seduti ad un tavolo, anzi due messi insieme, di un bar in centro. Una volta ordinato delle granite come si deve, il gioco è iniziato. Pure il cameriere si è fermato a guardarci, credo spinta dal ghigno malefico e concentrato sui nostri visi.
Tra l’altro la mia granita al melone era ottima.
La passeggiata tutti insieme ancor più bella, soprattutto con la città deserta. Eravamo un turbinio di voci che si sovrapponevano l’una sull’altra. Un miscuglio di risate contagiose. Io sembravo uscita dalla stagione sbagliata.
Consiglio: non fate come me, non uscite con le prime cose che vi capitano addosso.
Generalmente sono la prima a seguire questa regola, ma certi pomeriggi no. E così mi sono ritrovata fuori casa con dei pantaloni grigi, una camicia oversize a quadri e una canotta sgargiante. Ah, e le Converse a fantasia.
E i braccialetti colorati.
E l’elastico per i capelli attorno al polso.
E una borsa che avrebbe potuto contenere pure il mio cadavere.
Mi sento spensierata come pochi giorni. E sento che è estate. L’ho sentito proprio.
E ora sento di avere voglia di una torta, ma di quelle serie piene di Nutella e panna.
Eh, però non si può avere tutto dalla vita, lo so.

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Viva l’Italia.

vivalitalia

Ieri ho visto un film divertentemente triste, o tristemente divertente, anche se credo che nessuna delle due espressioni esista. Si chiama “Viva l’Italia” ed è un quadro estremamente attuale del nostro Paese. Ecco perché per certi versi è triste. Il lato divertente erano gli episodi con cui il tutto era farcito.
Il quadro descritto si presentava così: politici corrotti, soubrette disposte a tutto per la carriera, raccomandati a non finire, giovani validi costretti ad espatriare, tagli al personale, tagli alle aziende, chiusura di reparti dell’ospedale, privilegi dei privati rispetto ai pubblici.
Insomma, una mezza tragedia. Ma, purtroppo, fin troppo vero. Non mi addentro in discorsi politici, ma in questi anni il tornaconto personale è stato più forte di qualsiasi motto o slogan atto a convincere il popolo votante. E mi fa davvero rabbia pensare ai giovani, quelli in gamba, quelli che meritano e sono costretti ad andare all’estero più per necessità che per volontà. Non fraintendetemi, io studio lingue e amo viaggiare, scoprire, vedere, ma dovrebbe sempre essere una tra le scelte e non l’unica scelta che ci resta.
E vogliamo parlare dei raccomandati? Non si può fare tutta un’erba un fascio, ovviamente, ma se proprio deve esistere questo schifo che almeno raccomandassero persone competenti. Invece no. Ti trovi sorpassato ai concorsi pubblici da persone dai dubbi meriti. Attenzione, ora non dobbiamo pensare che ogni sconfitta personale dipenda da un’ingiustizia. Ci sono tantissime persone preparate che meritano quel posto, e magari quello non era il momento giusto per noi.
E pensare che è così bello il nostro Paese. Nonostante momenti di profonda sfiducia io confido ancora nella parte pulita dell’Italia, nel respiro nuovo di vita giovane e non contaminata. Io ci credo ancora a quelli pieni di passione per ciò che fanno. Ci auguro che l’Italia diventi un Paese meritocratico.

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