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Il pudore dei sentimenti.

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I miei sentimenti hanno un forte senso del pudore, non si mostrano facilmente, non amano la gente e non hanno esplosioni violente. Conoscono solo grandi, cosmiche implosioni.
Ed è successo ieri mattina, in una giornata soleggiata come tante. Ho sentito il dolore che mi portavo dietro da giorni, quello che ricacciavo ripetutamente, quello che ingoiavo aspettando buona che se ne andasse. Invece era lì, lì per esplodere, proprio sotto la superficie della pelle.
Ho sentito gli occhi riempirsi di lacrime calde, quelle salate che bruciano a contatto con il mascara. Ho morso il labbro inferiore con tutta la forza che avevo, per abortire un singhiozzo che stava per uscir fuori, rumoroso.
Mi sono fermata quando ho sentito la prima lacrima precipitarmi sulla guancia con la forza di un uragano. Ho abbassato gli occhi, sperando nessuno mi stesse fissando.
E ho raccolto subito quel pianto muto, l’ho nascosto come se fosse la prova di un omicidio, come se fosse la prova di una sconfitta, di un crollo, una maceria ancor prima del boato che preannuncia l’esplosione.
Ho raccolto le mie cose e sono andata alla biblioteca nazionale, tra libri polverosi e scaffali immensi. Non c’era nessuno, forse non c’ero nemmeno io.
Mi sono vestita di parole altrui, ho amato storie altrui e ho dimenticato la mia per un po’.
Una fuga urbana che mi ha ridato la vita, un po’ come la leggenda della fenice, io ho ceneri di carta.
Un’implosione che fa a pezzi e ricostruisce, una catarsi violentemente muta.

Fuori dalla biblioteca, di nuovo. Fuori. Riprendo il mio solito passo e torno alla vita.

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The Story.

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Ascolto la voce di Brandi Carlile, una cantante appena scoperta, che canta:“all of these lines across my face, tell you the story of who I am, so many stories of where I have been, and how I got to where I am, but these stories don’t mean anything when you’ve got no one to tell them to”.
Penso alle linee sul mio viso, non ancora molte quelle visibili, ma tantissime quelle immaginarie, quelle che mi porto dietro, a volte più pesanti, a volte più leggere. Siamo piccoli disastri, a volte capolavori, che camminano, piccoli libri scritti con l’inchiostro magico con cui giocavo da piccola, quello che si illuminava solo con quel tipo di luce.
Milioni di pagine bianche per chi non sa leggere, scarabocchiate per chi sa leggere poco e nettamente definite per chi sa leggerci bene. Sono pochissimi quelli arrivati a leggermi, e non per loro incapacità, più che altro perché mi sono sempre scostata prima. La verità è che ho una gran paura. Sono un libro molto poco lineare, sono nella fase in cui si ingarbuglia tutto. Sono stata sgualcita qualche volta, a volte messa da parte e altra volte esposta sullo scaffale più bello che c’era. Ma, come dice Brandi Carlile, queste storie non significano niente se non hai nessuno a cui raccontarle. Lo ha capito anche il protagonista di Into the Wild. E per raccontare le mie storie vi lascio indizi più o meno grandi qua e là, spargo pezzettini di me, costruendomi.
Non siamo fatti per essere letti da tutti, il processo di lettura è sfiancante, doloroso e catartico, la posta in gioco è alta, ma la ricompensa è il lettore perfetto.

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Profumo di pancakes.

Pancakes

Volevo i pancakes, ma da me il McDonald non si è ancora aggiornato e quindi non fa ancora il servizio colazione. La voglia di pancakes era diventata un chiodo fisso che partiva dal cervello e si conficcava dritto nello stomaco. E quindi?
Quindi si fanno in casa. Sono la cosa più facile da preparare, e io che pensavo che fossero una di quelle specialità che viene bene solo in America. Pancakes, latte e nutella curano tutto.
Meglio di qualsiasi antibiotico. Perché la vita è bella. Talmente bella da non aver bisogno di grandi trucchi per farsi così affascinante: basta la cucina, la musica, la compagnia. I tramonti. E i fiori, montagne di fiori profumati. Il suono delle risate. I libri, la scrittura.
E quando scoccia un po’ basta rigirarla, come un pancake.

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Momento libri, parte quarta.

Grey

Sto per parlare di un libro che ha fatto il giro del mondo, o quasi. Era sulle bocche di tutti, ma non ho mai avuto la curiosità di leggerlo. Poi mi è capitato tra le mani, anzi è capitato tra le mani di una mia amica che poi me lo ha prestato e quindi…
Dunque, dopo il mio solito preambolo vi annuncio che sto parlando di “50 sfumature di grigio” di E.L. James.
Sicuramente ne avrete sentito parlare. Era conosciuto come “il libro del sadomaso”, “il libro erotico dell’anno”. Insomma, credo sia stata questa la molla che ha innescato la curiosità dei molti.
Sono molto contrastata riguardo a questo libro, nel senso che la storia è incompleta, a parere mio. La psicologia dei personaggi è tratteggiata fino a un certo punto, poi ci sono troppe cose irrisolte. Certo, c’è anche da dire che ci sono altri due libri dopo, ma ciò non toglie nulla al fatto che ti lasci con un punto interrogativo troppo grande.
Si lascia leggere in poco tempo, è molto scorrevole e ricco di dettagli. In alcuni punti è davvero erotico, in altri avrei solo voluto prendere la protagonista e sbatterla con la testa nel muro.
Una cosa che ho odiato sono le voci nella sua testa che sono palesemente riportate. Questa ragazza continua a sentirsi insicura tutto il tempo, ed è già evidente dalle sue azioni, non c’è bisogno che l’autrice ci riporti tutte le volte in cui è presa dal panico o impreca mentalmente.
Il lettore ci arriva lo stesso. Detto questo vi consiglio di leggerlo, considerando comunque il punto interrogativo indecente che vi lascia in fronte.

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Momento libri, parte terza.

Il profumo

Sto per parlarvi di un libro che è arrivato a me per caso. Grazie alla santa signora del quarto piano che me ne ha parlato estasiata.
“Il profumo delle foglie di limone” di Clara Sànchez è un libro che non ti aspetti. Dal titolo già immaginavo scenari idilliaci e amori giovanili. E invece no, mi ritrovo a leggere di un covo di ex nazisti, di una ragazza incinta e di un vecchietto con una missione. Il linguaggio è semplice, ma ad effetto e la narrazione è così coinvolgente che non potevo fare a meno di leggere, anche se avevo altre cose da fare, o stava bruciando qualcosa sul fuoco, o morivo dal sonno. Insomma, maneggiatelo con cura. Come al solito in Italia arriviamo in ritardo. Da noi è arrivato nel 2011, mentre in Spagna era un caso letterario già dal 2010.
La cosa più affascinante, per me, è stata leggerlo sapendo che quei nazisti erano realmente esistiti e continuano ad esistere nascosti chissà dove. Un ritorno al passato, ma non troppo. Un libro che insegna ad osservare, a carpire gli sguardi, ad avere sospetti, a fare ipotesi.
Non entro nei dettagli della storia perché credo che leggerlo “al buio” sia meglio. Sicuramente lo consiglio. E sicuramente sarà intenso anche per chi di voi deciderà di leggerlo. Tutto d’un fiato. Con gli occhi sbarrati. Le dita pronte ad andare alla pagina successiva.
Un’avventura che vi farà dimenticare che non siete voi i protagonisti. O forse sì.

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Anteprima.

Brevissima anteprima, solo un’immagine scattata al volo praticamente, del mio nuovo amore. Un libro che sto divorando e del quale, per forza, dovrò dirvi meglio appena lo finirò.

Libro

“[…] ma la verità è che non puoi proteggere nessuno dalle delusioni”.

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Momento libri, parte seconda.

geisha

Questa volta è il turno di “Memorie di una geisha”.
Non si tratta di un romanzo, ma di una macchina del tempo. La narrazione è estremamente coinvolgente e quasi familiare. Sembrava di essere in una casa da thè in Giappone ad ascoltare il racconto di una geisha ormai anziana.
Grazie ai numerosi dettagli ogni cosa appare pura, limpida e reale. Il Giappone sembra a portata di mano. Ogni parola è la chiave d’accesso ad un segreto nuovo. Un nuovo kimono, un nuovo obi, un nuovo incontro in una casa da thè, un nuovo screzio nell’ okyia.
Ho percepito i sentimenti della protagonista penetrarmi, cucirsi sulla pelle, respirarmi addosso. Ho sentito il suo dolore dietro strati di fondotinta bianco, labbra rosse come ciliegie, capelli tirati e perfettamente ordinati.
“Non si diventa geishe per essere felici, ma perché non si ha altra scelta”.
È la storia di un dolore che diventa opportunità, di un amore che sorpassa gli anni, li dilata e li restringe a suo piacimento. È la storia del Giappone che rinasce dalla Guerra, di una donna che rinasce dalle proprie ceneri.
È stato il mio appuntamento fisso, almeno una volta al giorno. Il mio pezzo d’Oriente.
È stato scoperta di sé nell’altro.
Sì, se dovessi riassumere il libro in un’unica parola credo che sceglierei “scoperta”.

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