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Profumo di pane.

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Prima di iniziare a leggere consiglio vivamente di ascoltare “Falling Slowly” di Glen Hansard e Marketa Irglova, tratta dal film Once. Vi prego spendete questi trenta secondi per cercarla e poi continuate a leggere. Grazie!

Ho vissuto con i miei nonni per circa dieci anni. Dieci anni fatti di prime volte: prime pappe, prime cadute, primi tuffi, prime ginocchia sbucciate, primi giorni di scuola, prime feste di compleanno, primi denti che cadono e ricrescono, prime interrogazioni, primi giocattoli. E non importa se ora viviamo in città diverse, non importa mai quando si è condivisa una fetta così importante di vita. Ci pensavo mentre ero affacciata al loro balcone, in questo tardo pomeriggio autunnale. La bellezza dell’affetto che si protrae negli anni, l’eternità di legami come questo mi lasciano sempre avvolta in una nuvoletta azzurrina di felicità. Non è euforia, quella è questione di un attimo, poi svanisce. Questo tipo di felicità è legato ad una certezza, e quindi non scolorisce mai.
Ci pensavo mentre l’aria si riempiva del profumo di pane sfornato dalla panetteria sotto casa. E gli odori si mischiavano ai cieli rosa e arancio, all’aria impregnata di un autunno ancora senza pioggia, al profumo della pastiera fatta in casa.
Qualcuno ha detto che sono complessa e io non so dargli torto. A volte ho certi gomitoli conficcati al centro del petto e faccio fatica a spiegarli a me stessa, figuriamoci a qualcun altro. Ma in quella casa, con quel cielo, quel profumo, sentivo di essere così semplice. Semplice da leggere, da capire. Semplice.
Non importa la vita, non importa il futuro, non importano più i luoghi. Certi posti saranno sempre casa. Certe persone saranno sempre i miei posti.

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La primavera dell’autunno.

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Ogni stagione ha la sua nascita, anche se è comune pensare che la primavera sia la regina delle nascite. In effetti la primavera colpisce i sensi con i suoi boccioli e il suo timido e inesorabile rigoglio, ma ultimamente sto sviluppando un’affinità per l’autunno. Ho una lista di cose che amo di questa stagione:
– il rumore delle foglie secche quando il vento le muove o quando vengono calpestate
– l’odore della pioggia sulla terra bagnata
– le sciarpe
– il giallo che si perde nell’arancione che a sua volta si smarrisce nel rosso
– il fatto che per la prima volta, in autunno, non ho un piano
– comprare il tè in un posto bellissimo con tante giare tutte verdi. Ogni tè ha la sua etichetta, e puoi odorare tutti quelli che vuoi, perderti negli aromi e nelle tazzine di porcellana e solo dopo scegliere tu la quantità e il tipo che preferisci. Attualmente il mio preferito si chiama Elizabeth.
– il calore di casa

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Autunno.

Avrei voluto scegliere un titolo più particolare, ma niente eguaglia il suono di questa parola: autunno. Il solo pronunciarla mi ricorda di foglie rosse, arancioni e gialle sparse in un grande tappeto mobile per le strade della città. Mi sono sempre identificata con questa stagione, nonostante sia nata in primavera. E proprio ieri, mentre passeggiavo con Giulia, pensavo alle meraviglie di questa stagione. Ogni mese ha la sua bellezza, è vero, ma ad alcune stagioni saprei rinunciare, a questa no. Sono nata per riempirmi gli occhi dei colori degli ombrelli che si aprono alle prime piogge, per sentire il leggero pizzicore della lana delle sciarpe sul collo, per odorare il terreno dopo una lunga pioggia. Sono fatta a misura dei piccoli piaceri dell’autunno: le tazze bollenti di tè, il freddo presente ma non prepotente, l’atmosfera dell’attesa. L’attesa del Natale, dell’inverno, della neve, delle vacanze. L’autunno è il grande sabato del villaggio in cui si pregusta ciò che sarà, si immaginano le tavolate in famiglia piene di cibo e dolci di tutti i tipi, quelle in cui ti riprometti sempre di mangiare di meno, quelle che ti aprono il cuore e ti fanno fare propositi per il nuovo anno. Credo di amare quest’attesa perché posso caricarla a modo mio, saturarla di sogni fino a farla scoppiare.
L’unica cosa che ho da aggiungere è una canzone che descrive perfettamente il senso di questo post: “La pluie- Zaz”.
Vi lascio qualche foto scattata in giro da Giulia per le strade della mia città.

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