Archivi tag: canzoni

Nostalgia, amica mia.

nostalgia2

Stasera non ho tanta fantasia, e quindi il titolo l’ho buttato così, senza pensarci troppo. Ascolto delle vecchie canzoni francesi mentre ho deciso di fare un gesto estremamente masochista poco fa: leggere tutte le mail, lettere, bigliettini, ogni cosa che mi ricordasse un amore passato. Non è stato un gesto intenzionale, o meglio l’intenzione di continuare ovviamente c’è stata, ma non quella di iniziare. Mi sono ritrovata nel vortice dei ricordi, e quando entri in un vortice sei trasportato, ti lasci fluttuare, poi prima o poi vai a sbattere contro qualcosa e ti maledici per esserti fatta prendere da questo sentimento senza nome.
Io e la nostalgia siamo vecchie amiche, la trovo molto dolce a volte, poetica quanto basta, dolorosa ma senza sangue. Stasera invece è una nostalgia diversa, un po’ più consapevole, come a dire “non c’è tempo per le lacrime da ragazzina”, e quindi mi lascia gli occhi velati, carichi di ricordi che giacciono nel profondo senza prendere la polvere.
Sono gelosa di ognuno di loro. Me li tengo tutti stretti, anche quelli che sono stati lame. Con il tempo si smussano gli angoli, non tagliano più, luccicano di una brillantezza pericolosa, quella propria di chi un tempo era abituato a tagliare. E non so come si fa a lasciare andare. Non l’ho mai imparato per bene, a un certo punto era solo una questione di sopravvivenza.
Ognuno di quei biglietti è il fermo immagine di una persona che non esiste più. Non in quei termini, in quei modi. Sono oggetti sacri, hanno troppa vita appesa addosso. Una vita non più mia, ma pur sempre vita.
E doveva andar così. E la nostalgia non è poi tanto male. E neanche le canzoni francesi. E nemmeno io che penso che vorrei guardare le stelle. Ah, le stelle.

Annunci

7 commenti

Archiviato in A spasso nella mia vita, Riflessioni, Uncategorized, Vita

The Story.

large (1)

Ascolto la voce di Brandi Carlile, una cantante appena scoperta, che canta:“all of these lines across my face, tell you the story of who I am, so many stories of where I have been, and how I got to where I am, but these stories don’t mean anything when you’ve got no one to tell them to”.
Penso alle linee sul mio viso, non ancora molte quelle visibili, ma tantissime quelle immaginarie, quelle che mi porto dietro, a volte più pesanti, a volte più leggere. Siamo piccoli disastri, a volte capolavori, che camminano, piccoli libri scritti con l’inchiostro magico con cui giocavo da piccola, quello che si illuminava solo con quel tipo di luce.
Milioni di pagine bianche per chi non sa leggere, scarabocchiate per chi sa leggere poco e nettamente definite per chi sa leggerci bene. Sono pochissimi quelli arrivati a leggermi, e non per loro incapacità, più che altro perché mi sono sempre scostata prima. La verità è che ho una gran paura. Sono un libro molto poco lineare, sono nella fase in cui si ingarbuglia tutto. Sono stata sgualcita qualche volta, a volte messa da parte e altra volte esposta sullo scaffale più bello che c’era. Ma, come dice Brandi Carlile, queste storie non significano niente se non hai nessuno a cui raccontarle. Lo ha capito anche il protagonista di Into the Wild. E per raccontare le mie storie vi lascio indizi più o meno grandi qua e là, spargo pezzettini di me, costruendomi.
Non siamo fatti per essere letti da tutti, il processo di lettura è sfiancante, doloroso e catartico, la posta in gioco è alta, ma la ricompensa è il lettore perfetto.

7 commenti

Archiviato in A spasso nella mia vita, Lettura, Riflessioni, Storie, Uncategorized, Vita

Cosa ho imparato oggi.

pancino

Oggi ho imparato che se vuoi andare a fare un po’ di shopping per negozi non devi portarti un’amica con la 40. Non devi mai farlo, perché poi ti sentirai inevitabilmente troppa carne addosso, anche se abitualmente non ti ritieni una balena. Insomma questa cosa della relatività funziona davvero, quindi andate a fare shopping con amiche più grosse di voi, possibilmente. Sicuramente vi farà bene, soprattutto quando comprare qualcosa dovrebbe avere una sorta di effetto curativo.
Però ho comprato due ombretti e un pennello. E questo è sempre fantastico perché non va a taglie, quindi niente confronti. Ho imparato che la mia amica non sa parcheggiare e io, invece di aiutarla, ho iniziato a ridere come se avessi le convulsioni mentre i passanti, a loro volta, ci prendevano in giro.
Alla fine non siamo riuscite ad entrare in un posto perfetto al che la mia amica ha detto “Andiamocene!”
Fortuna che abbiamo trovato un altro posto.
Ho imparato che quando il tuo cellulare muore da un momento all’altro ti senti un po’ tagliata fuori dal mondo, ed è una sensazione strana: da un lato è una sorta di piacevole disintossicazione, ma dall’altro mi sento insofferente. Se ci mettiamo inoltre il fatto che non lo so formattare, mi sento completamente dipendente da mio fratello. Il genio dell’informatica.
L’ultima cosa che ho imparato è che quando il tuo stato d’animo è controverso, quando nemmeno tu capisci cosa vuoi in quel momento, l’ultima cosa che aiuta è tornare a casa è vedere tua mamma alle prese con YouTube mentre ascolta canzoni strazianti, tipo “Perdere l’amore”, “Mi manchi”, “Ti lascerò”.
Insomma una botta di vita. Al che le ho detto sorridendo “Ma che ti ha lasciato il fidanzato?”
Siamo scoppiate entrambe a ridere.

23 commenti

Archiviato in Amici, Racconti, Riflessioni, Uncategorized, Vita

Hey now we’re bleeding for nothing.

Thoughts

Ho questa canzone degli Augustana in mente e sono particolarmente nostalgica stasera. Anche se il caldo mi si spalma addosso, purtroppo non sortisce nessun effetto sui pensieri. Nessuna anestesia. Rimangono intatti e vivi peggio di una mitragliatrice piena di colpi. Penso al caffè macchiato di oggi pomeriggio, alle tre bustine di zucchero che ho avuto il coraggio di buttarci dentro. Perché con due era amaro, ma con tre era troppo dolce.
E mica lo sapevo prima. Mica si sa prima di prendere delle mezze misure. E ho bevuto il caffè troppo dolce, ho sorriso al barista con la maglia arancione, fin troppo allegro.
L’ho bevuto piano, leccando via la schiuma dalle labbra, i pensieri impastati di energia dagli occhi.
Mi son detta:
“Hey now you’re bleeding for nothing, it’s hard to breathe when you’re standing on your own
We’ll kill ourselves to find freedom
You’ll kill yourself to find anything at all”

E forse hanno pure ragione gli Augustana, ma certi pomeriggi devi lasciarti un po’ prendere, tormentare dai pensieri. Devi dargli un po’ di spazio, prima di rinchiuderli in soffitta. Altrimenti ti cadono addosso quando tu nemmeno sapevi di averli.
Ti abbraccio e i miei capelli si aggrovigliano sulle tue spalle. Ci mischiamo le anime. Ci mischiamo le ansie che non ci diciamo. Ti regalo la mia confusione e nemmeno lo sai.
Il caffè è finito. I pensieri quasi.
Torno a casa e sulla strada penso alla canzone di KT Tunstall “You’re the other side of the world to me”.
Sì, ma io da che lato del mondo sto?

Lascia un commento

Archiviato in Musica, Riflessioni, Uncategorized, Vita