Archivi tag: confidenze

Tre caffè.

tre caffè

Ieri sono arrivata alla conclusione che non importa dove ci troviamo, tutto si riduce alle cose semplici della vita. In questo caso tutto si riduce a tre caffè e tre ragazze che srotolano paure e storie nella caffetteria di fianco all’università. E mentre fuori fa buio dentro c’è un po’ più di luce.
Due italiane e una montenegrina. Se è vero che la felicità si può considerare tale solo se condivisa, lo stesso senso di sollievo è applicabile anche alle paure quotidiane. Agli scheletri nell’armadio. A tutti i “se” e tutti “ma” dell’universo.
Sono bastati tre caffè per sciogliere le paure, per ridere di noi stesse, per sentire nostalgia e mancanza di casa, per drammatizzare storie per poi sdrammatizzarne il doppio.
Tre caffè e una musica jazz di sottofondo. I sentimenti sono universali, e anche la voglia di prendere le nostre vite e farne una cosa bella, un unico, esteso atto di bellezza.
Uno di quegli atti intrepidi, coraggiosi, sentimentali, dolorosi, con violini di sottofondo, rumore degli aerei che decollano, rumore di risate soffocate e poi esplose.
Rumore di baci che si attaccano alla pelle, si perdono nei capelli e sulle ciglia.
Forse è solo questo che ci affanniamo a raggiungere.
E i tre caffè ci hanno fatto parlare come fossero vino.
E alla fine della sbornia era già buio fuori. Il petto più leggero, gli auricolari già nelle orecchie, i progetti già scritti a metà nella testa.

Anche le matasse più confuse si riducono alle cose semplici.

3 commenti

Archiviato in A spasso nella mia vita, lisbona, Riflessioni, Vita

Vino bianco e ciglia finte.

wine

Farsi degli amici è difficile, avere dei conoscenti è molto semplice. E per scoprire a che punto sei con una persona devi lasciarti un po’ andare. E così venerdì sera sono stata invitata a cena da una collega: chioma bruna, minuta, gusto impeccabile nel vestire. E ci siamo trovate così, per caso, dalla cucina incolore dell’ufficio al delicato soggiorno di casa sua, a raccontarci pezzi di vita tradotti un po’ in inglese, un po’ in portoghese. Ad insegnarci espressioni intraducibili, a fare congetture su cose, persone, intenzioni. Chi ha il cuore rotto non può fare a meno di analizzare, di pensare, di rimuginare. E alla fine di ogni frase ripete a sé stesso che bisogna andare avanti. Come a ricordarsi che il capitolo va chiuso, andrebbe chiuso, ma non quel giorno. E uno magari si immagina che le confidenze avvengano in un momento speciale, come se qualcosa dovesse sancire i momenti speciali, come se ci fossero delle regole non dette, ma che tutti conoscono.

E, invece, venerdì le confessioni sono arrivate mentre pasticciavamo con ciglia finte e rossetto, mentre sorseggiavamo vino bianco pensando al passato e al futuro pur restando nel presente. Forse è così che si diventa amici, mostrando all’altro le ferite, aspettando il sollievo momentaneo. Forse non esistono i momenti perfetti, esistono solo i momenti. E sta a noi renderli degni di nota, anche se succede mentre ti colori la faccia.

Un’altra storia che mi porto sulle spalle, leggera. Un’altra storia che mi hanno affidato. Lisbona mi regala momenti, persone, io le regalo un paio di orecchie. E ora vediamo cosa succede.

5 commenti

Archiviato in A spasso nella mia vita, Amici, Storie

Granita al melone.

granitaallimone

Un pomeriggio d’estate un ragazzo e due ragazze si riuniscono in un caffè della città. Tre granite al melone.
Parlano come chi sa che sta per perdere l’uso della parola e decide di approfittare di ogni singola parola rimasta. Parlano e si sorridono, si lanciano sguardi affini, testimoni di esperienze passate. Conoscono la luce dei loro occhi così bene che sembra tutto così naturale, ogni parola, persino ogni paura.
Ed è tutto fuori dalla città, fuori dal tempo. I loro racconti sono sospesi da qualche parte tra l’Irlanda, il Belgio e chissà dove.
Le granite sono finite, ma la compagnia non lascia il liscio tavolo di legno che traballa sotto il peso dei gomiti che si poggiano sulla superficie.
Il cielo è azzurro, le nuvole bianche scorrono lente e non esiste più niente, come se quell’attimo dovesse allungarsi e prolungarsi, senza mai diventare futuro.
Alcuni pomeriggi vanno così, l’essenziale consuma la durata, gli attimi si rincorrono frenetici e lasciano uno strano senso di nostalgia, una sorta di malinconia edulcorata.
“In bocca al lupo, Claudio”. E i ragazzi si abbracciano, si scambiano auguri, benedizioni, incoraggiamenti che si concretizzano solo a mezz’aria, quando iniziano a crederci un po’ tutti.
Inizia a soffiare un po’ di vento. Chissà da dove viene, chissà dove se ne va.

5 commenti

Archiviato in A spasso nella mia vita, Amici, Riflessioni, Uncategorized, Vita

Questione di cuore.

questionedicuore

Oggi mi sento una buona ascoltatrice. O una grande impicciona da un altro punto di vista. Insomma fate voi. Passo la maggior parte dei tempo ad ascoltare i problemi o anche le gioie di cuore delle persone che mi circondano. E questo mi piace, e anche molto. Così oggi riflettevo sul fatto che proprio di voi, le persone con cui condivido parte del mio gomitolo ingarbugliato interiore, non so niente su questa faccenda.
E quindi confessiamoci un po’, perché gli amici sanno troppi dettagli tecnici. Conoscono l’interessato o l’interessata, si sentono in dovere di dare giudizi sia sulla situazione che sulla persona; e invece tra di noi ci sarebbero solo quei dettagli che bastano, ma molta sostanza. E davanti alla sostanza viene meno naturale giudicare.
Chi vi fa sorridere al mattino? Chi vi ha spezzato il cuore? Chi ve lo ha rubato? Chi vi ha fatto arrossire l’ultima volta?

29 commenti

Archiviato in Opinioni, Riflessioni, Storie, Uncategorized, Vita

La regola del quarto d’ora.

Quindiciminuti

Ho inventato una nuova regola per gli incontri confidenziali con amici e/o amiche con cui si finirà inevitabilmente a parlare di qualcosa che non va e che, probabilmente, ci rende tristi.
La regola del quarto d’ora consiste in quindici minuti di puro sfogo, pura lagna insomma. Quindici minuti d’orologio in cui puoi diventare il pessimista più incallito del mondo. In questo lasso di tempo nessuno deve sentirsi in dovere di tirare su l’altro con frasi di circostanza.
Allo scadere del quindicesimo minuto si va avanti come se niente fosse mai accaduto e si ritorna a qualsivoglia argomento ritenuto importante. Quei minuti sono la nostra finestra su noi stessi e sui nostri amici, sono le confessioni nere allo specchio, solo ad alta voce. Quindici minuti di immunità, poi in qualche modo ci si distrae.
Domani scoprirò se questa regola funziona davvero.

7 commenti

Archiviato in Consigli sulla dubbia utilità, Regole bislacche, Riflessioni, Vita