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Granita al melone.

granitaallimone

Un pomeriggio d’estate un ragazzo e due ragazze si riuniscono in un caffè della città. Tre granite al melone.
Parlano come chi sa che sta per perdere l’uso della parola e decide di approfittare di ogni singola parola rimasta. Parlano e si sorridono, si lanciano sguardi affini, testimoni di esperienze passate. Conoscono la luce dei loro occhi così bene che sembra tutto così naturale, ogni parola, persino ogni paura.
Ed è tutto fuori dalla città, fuori dal tempo. I loro racconti sono sospesi da qualche parte tra l’Irlanda, il Belgio e chissà dove.
Le granite sono finite, ma la compagnia non lascia il liscio tavolo di legno che traballa sotto il peso dei gomiti che si poggiano sulla superficie.
Il cielo è azzurro, le nuvole bianche scorrono lente e non esiste più niente, come se quell’attimo dovesse allungarsi e prolungarsi, senza mai diventare futuro.
Alcuni pomeriggi vanno così, l’essenziale consuma la durata, gli attimi si rincorrono frenetici e lasciano uno strano senso di nostalgia, una sorta di malinconia edulcorata.
“In bocca al lupo, Claudio”. E i ragazzi si abbracciano, si scambiano auguri, benedizioni, incoraggiamenti che si concretizzano solo a mezz’aria, quando iniziano a crederci un po’ tutti.
Inizia a soffiare un po’ di vento. Chissà da dove viene, chissà dove se ne va.

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Qui ed ora.

wind

Sono qui a fissare lo schermo bianco, con il bisogno di scrivere, ma senza parole. Un po’ come un pianto senza lacrime, una risata senza suono. Accostamenti abbastanza insoliti. Tutto è tranquillo, il campo di grano di fronte casa mia è dorato, maturo, pieno di vita. Sano. La luce del sole entra prepotente, ma non mi disturba. La musica balla con gli altoparlanti del pc, quasi come se vivesse di vita propria.
Bevo e una goccia d’acqua fredda mi cade dalle labbra. Scivola sul collo, ma non sento il bisogno di asciugarla. E sono senza pensieri, ma non perché non ne abbia, ma perché la somma di tutti è il bianco.
E il bianco è un bel colore.
Ogni tanto è bello semplicemente lasciarsi dondolare un po’ dal vento. Giusto un po’.

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Granite e chiacchiere.

friends

Oggi pomeriggio ho visto un mio caro amico che vive a Bruxelles e che da poco è tornato da un soggiorno-studio a Taiwan. Insieme con altre amiche abbiamo giocato al gioco più ansiogeno della storia: Jungle Speed. Non ne avevo mai sentito parlare, infatti credo che non esista neppure in Italia. Se avete voglia e tempo cercate un po’ in cosa consiste su internet perché creerei solo confusione a spiegare le regole. L’unica cosa che posso dirvi è che crea dipendenza e ansia. Eravamo seduti ad un tavolo, anzi due messi insieme, di un bar in centro. Una volta ordinato delle granite come si deve, il gioco è iniziato. Pure il cameriere si è fermato a guardarci, credo spinta dal ghigno malefico e concentrato sui nostri visi.
Tra l’altro la mia granita al melone era ottima.
La passeggiata tutti insieme ancor più bella, soprattutto con la città deserta. Eravamo un turbinio di voci che si sovrapponevano l’una sull’altra. Un miscuglio di risate contagiose. Io sembravo uscita dalla stagione sbagliata.
Consiglio: non fate come me, non uscite con le prime cose che vi capitano addosso.
Generalmente sono la prima a seguire questa regola, ma certi pomeriggi no. E così mi sono ritrovata fuori casa con dei pantaloni grigi, una camicia oversize a quadri e una canotta sgargiante. Ah, e le Converse a fantasia.
E i braccialetti colorati.
E l’elastico per i capelli attorno al polso.
E una borsa che avrebbe potuto contenere pure il mio cadavere.
Mi sento spensierata come pochi giorni. E sento che è estate. L’ho sentito proprio.
E ora sento di avere voglia di una torta, ma di quelle serie piene di Nutella e panna.
Eh, però non si può avere tutto dalla vita, lo so.

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Sgobbamento.

Le mie vacanze sono già un po’ finite. Ebbene sì, da oggi ho iniziato di nuovo a studiare per i due esami in vista a settembre. Stamattina è stato il turno di Shakespeare e della Bisbetica domata. Tutto davvero molto interessante, non c’è ombra di dubbio, ma il 12 agosto dovrebbe essere un abominio parlare di studio.
Sul serio.
Spero davvero che questi sacrifici un giorno mi ricompenseranno. Soprattutto perché non ne posso più di vedere ovunque foto di cosce e piedi stesi al sole ad abbronzarsi. Io capisco l’impellente bisogno delle persone di comunicare al mondo che sono in vacanza a godersi la vita. Lo capisco e lo rispetto, però fateci vedere il mare, l’acqua, la sabbia, i paesaggi, i tramonti, non la pancia palesemente tirata (rigorosamente mentre si è stesi) e il pezzo di sotto del costume. Ve ne prego. Io vi posso far vedere il mio quadernino e le prime righe dei miei appunti su Shakespeare, se vi interessano.
Oggi, non so per quale motivo particolare, mi è venuta voglia di scrivere e ricevere lettere. Le e-mail sono molto più veloci e comode, una grande invenzione, ma mi è sempre piaciuto aprire le lettere, osservare la grafia, comprare i francobolli, imbucare le lettere di risposta.
Meraviglioso. Peccato si sia persa l’abitudine.
Vi lascio con un interrogativo: cosa ne pensate della vecchia corrispondenza a mano? E, soprattutto, per quanti di voi stanno studiando: avete qualche rimedio per il caldo e la voglia latitante?

quaderno

Shakespeare

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