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I’m a fighter.

fighter

La quotidianità, la routine, le stesse azioni ripetute giorno dopo giorno, la noia che inevitabilmente fa capolino alla soglia dei nostri venti, trenta, cinquanta o sessant’anni che siano, spesso ci lascia dubitare dei nostri sogni. O meglio, ci lascia dubitare della loro realizzazione. Soprattutto la mia generazione vive in un clima di incertezza generale, tutti fratelli sotto lo stesso motto “vediamo come va”. E così ci ritroviamo a rinunciare alle nostre aspirazioni per un po’ di sicurezza, un po’ di autonomia, pensando che così va il mondo, e così andiamo pure noi. Ma a ventidue anni, e non solo, non si possono uccidere i sogni. A ventidue anni ti devi buttare e imparare a nuotare. D’altronde è solo mentre cadi a picco che vedi, senti, percepisci il dolore, il prurito delle ali che spuntano. E così, sono, siamo, siete dei guerrieri che custodiscono i sogni. Che sia a casa dopo il lavoro, che sia per farne un lavoro, che sia per lasciare un’eredità di storie a chi sarà. Noi siamo guerrieri.
E da oggi sto imparando a considerare la domanda “perché no?” molto più spesso dei “ma se poi…”
Ed è una sensazione terrificante ed elettrizzante. Ma fare i guerrieri quando c’è tanto spazio per sognare è un compito più facile, è avere già il terreno più spianato.
Proteggere i sogni, annaffiarli, creargli un giardinetto privato dove non arrivano i problemi di tutti i giorni, quello è un miracolo. Così come guardare fuori e vedere che è primavera, sentire quasi il peso dei rami che si sfiorano, che si amano, che fanno l’amore regalando germogli.
Sentire il pulsare della vita, prenderla a piene mani e mettersela nel cuore, addosso. A ventidue anni non si può non essere guerrieri.

Che abbiate già le ali o vi stiano crescendo, ricordatevi sempre di usarle.

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