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La regola del quarto d’ora.

Quindiciminuti

Ho inventato una nuova regola per gli incontri confidenziali con amici e/o amiche con cui si finirà inevitabilmente a parlare di qualcosa che non va e che, probabilmente, ci rende tristi.
La regola del quarto d’ora consiste in quindici minuti di puro sfogo, pura lagna insomma. Quindici minuti d’orologio in cui puoi diventare il pessimista più incallito del mondo. In questo lasso di tempo nessuno deve sentirsi in dovere di tirare su l’altro con frasi di circostanza.
Allo scadere del quindicesimo minuto si va avanti come se niente fosse mai accaduto e si ritorna a qualsivoglia argomento ritenuto importante. Quei minuti sono la nostra finestra su noi stessi e sui nostri amici, sono le confessioni nere allo specchio, solo ad alta voce. Quindici minuti di immunità, poi in qualche modo ci si distrae.
Domani scoprirò se questa regola funziona davvero.

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Hey now we’re bleeding for nothing.

Thoughts

Ho questa canzone degli Augustana in mente e sono particolarmente nostalgica stasera. Anche se il caldo mi si spalma addosso, purtroppo non sortisce nessun effetto sui pensieri. Nessuna anestesia. Rimangono intatti e vivi peggio di una mitragliatrice piena di colpi. Penso al caffè macchiato di oggi pomeriggio, alle tre bustine di zucchero che ho avuto il coraggio di buttarci dentro. Perché con due era amaro, ma con tre era troppo dolce.
E mica lo sapevo prima. Mica si sa prima di prendere delle mezze misure. E ho bevuto il caffè troppo dolce, ho sorriso al barista con la maglia arancione, fin troppo allegro.
L’ho bevuto piano, leccando via la schiuma dalle labbra, i pensieri impastati di energia dagli occhi.
Mi son detta:
“Hey now you’re bleeding for nothing, it’s hard to breathe when you’re standing on your own
We’ll kill ourselves to find freedom
You’ll kill yourself to find anything at all”

E forse hanno pure ragione gli Augustana, ma certi pomeriggi devi lasciarti un po’ prendere, tormentare dai pensieri. Devi dargli un po’ di spazio, prima di rinchiuderli in soffitta. Altrimenti ti cadono addosso quando tu nemmeno sapevi di averli.
Ti abbraccio e i miei capelli si aggrovigliano sulle tue spalle. Ci mischiamo le anime. Ci mischiamo le ansie che non ci diciamo. Ti regalo la mia confusione e nemmeno lo sai.
Il caffè è finito. I pensieri quasi.
Torno a casa e sulla strada penso alla canzone di KT Tunstall “You’re the other side of the world to me”.
Sì, ma io da che lato del mondo sto?

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