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Due uova, quattro cucchiai di farina e due di zucchero.

teacrepes

Finalmente oggi ho sentito l’autunno per la prima volta. Le temperature si sono abbassate e la mia voglia di fare la donnina di casa si è alzata. E cosa fa una brava massaia in questi casi?
Ovviamente prepara crêpes con impasto al cioccolato guarnite di Nutella da accompagnare con un tè ai frutti rossi.
Lo so, lo so, mio marito sarà grasso e felice. La cucina era illuminata da un sole prezioso, mai prepotente, e il cielo aveva un non so che di particolarmente cristallino.
Mischiavo farina, uova, zucchero e cacao amaro mentre parlavo con mamma del futuro. E giravo le crêpes in padella pensando a dove sarò tra qualche mese. La domanda è “ma si sa dove sarò?”
E attualmente nessuno ha una risposta.
Una mia amica ha fatto un paragone bellissimo: mi ha detto che fino ad ora ho guidato un treno, andavo veloce, ma i binari guidavano il sentiero, erano due linee guida belle nette; oggi invece guido un aereo, sono soggetta a turbolenze, non vedo binari, ma sto prendendo quota per andare più lontano.
E forse l’incertezza è la parte più bella di ogni sogno che prende forma. Qualcosa arriverà prima o poi, nel frattempo faccio dolci e dolcetti, vi scrivo e vi leggo. Mi raccontate di come i vostri aerei hanno preso quota o lo stanno facendo o lo faranno? Mi raccontate di come state plasmando i vostri sogni?
Mando una crêpe a tutti voi.

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La primavera dell’autunno.

autumn

Ogni stagione ha la sua nascita, anche se è comune pensare che la primavera sia la regina delle nascite. In effetti la primavera colpisce i sensi con i suoi boccioli e il suo timido e inesorabile rigoglio, ma ultimamente sto sviluppando un’affinità per l’autunno. Ho una lista di cose che amo di questa stagione:
– il rumore delle foglie secche quando il vento le muove o quando vengono calpestate
– l’odore della pioggia sulla terra bagnata
– le sciarpe
– il giallo che si perde nell’arancione che a sua volta si smarrisce nel rosso
– il fatto che per la prima volta, in autunno, non ho un piano
– comprare il tè in un posto bellissimo con tante giare tutte verdi. Ogni tè ha la sua etichetta, e puoi odorare tutti quelli che vuoi, perderti negli aromi e nelle tazzine di porcellana e solo dopo scegliere tu la quantità e il tipo che preferisci. Attualmente il mio preferito si chiama Elizabeth.
– il calore di casa

breakfast

october

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C’era una volta una fine, un inizio e una tazza di tè.

Supergirl

Come promesso oggi inizio questa sorta di rubrica “A spasso nella mia vita”. La inizio con una fine, strano a dirsi. Per me, oggi, è ufficialmente finito il secondo anno accademico. Fine. Addio esami per un po’. Questa fine è stata una piacevole sorpresa, un sorriso incredulo e una risata condivisa con la compagna di ansie. Quella che ti chiama per ripetere, ma finisce per sfogarsi e per parlarti del fidanzato in Australia. E io finisco sempre per ascoltare, per incoraggiarla e per cercare nuove prospettive da cui guardare le cose. In altri casi cercherei di mediare tra la pillola inzuccherata per bene e la triste realtà, ma in questo caso lei pensa all’aspetto disfattista e deprimente della questione, quindi io devo cercare di equilibrare le cose.
La mia giornata è iniziata alle 06:45 quando mia mamma mi ha chiamata ripetutamente e, davvero, ripetutamente è un eufemismo, finché mi sono data per vinta e mi sono alzata.
Il caffelatte mi ha dato una dignità, almeno quella che basta per arrivare al bagno e acconciarsi seriamente. Quando ne sono riemersa ero anche credibile: una studentessa con occhiaie e difetti prontamente nascosti, una polo da marinaretta e un jeans scuro e sobrio. Il diluvio fuori non mi faceva paura. E neanche quando, quaranta minuti dopo, ho scoperto che alcuni treni erano stati cancellati ed altri facevano ottanta minuti di ritardo ho avuto paura. Forse un po’ sì.
Sono riuscita comunque a infilarmi in un treno e ad arrivare in una Napoli senza pioggia, con il cielo chiaro e l’odore di cappuccino proveniente dal bar della stazione.
Il momento del temuto appello è arrivato in fretta, ed sono solo nove i temerari o i malcapitati che si sono presentati. Sono la terza e non ci spero più di tanto, ma sono impaziente, voglio uscire. Il professore pronuncia il mio nome, lo stomaco sussulta, il cuore si mette a correre, il sangue si precipita sulle mie guance, le mani cercano nervosamente i testi di riferimento e il libretto. Con passo malfermo entro in aula. Prima domanda, poi seconda, e terza, e quarta. E passano circa trenta minuti, ma io non sento più il tempo, non sento più nemmeno i rumori. Solo la mia voce e la voce che mi interroga. Un sorriso finale del docente, un mio sospiro di sollievo. Mi prende il libretto, ci scrive qualcosa, poi mi fa firmare. Sono libera. Vorrei abbracciarlo, mandargli un bacio, non lo so, fare qualcosa. Esco dall’aula e chiamo la prossima, spargendo incoraggiamenti a destra e a sinistra come se fossero acqua santa.
Volo leggera mentre scendo le scale, urto due ragazzi, ma dimentico anche di chiedere scusa. Mio padre mi aspetta per andare a chiedere delle informazioni in un istituto lì vicino. Lo accolgo con un sorriso mentre mi sciolgo in un fiume di dettagli. Corriamo in metro, e quando dico corriamo potete prenderlo alla lettera. Ci riempiono di dépliants, ci regalano sorrisi e cordialità. Immagino perché potremmo potenzialmente portare soldi a questo centro che offre corsi linguistici.
Di corsa in metro, poi in stazione, e finalmente un treno preso mentre le porte si chiudono e le ginocchia mi fanno male. Il cellulare vibra, persone che mi chiedono com’è andata, che mi augurano buona fortuna, che mi chiedono di tenerle aggiornate. E poi la mia risposta, e di nuovo messaggi felici. “Te lo meriti”. Ho sempre una certa difficoltà nel pensare di meritare davvero le cose, e non me ne dispiaccio davvero. Se pensassi di meritare tutto ciò che faccio non ne sarei più grata.
Io invece penso che ogni giorno sia una benedizione.
E ora vi scrivo mentre sorseggio tè al caramello e penso che domani inizierà l’ultimo anno. I progetti per il futuro mi rubano sempre più pensieri. Gli occhi sognanti sono una brutta, adorabile bestia.
Oggi è un bel giorno.

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